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Reportage
Monte Balchino E-mail
Scritto da Diego Barucco   
Sabato 22 Settembre 2012 19:46

logMolti sono i luoghi della Sicilia dove lasciata la civiltà si entra in un universo più umano e naturale, in cui lo spazio e il tempo diventano dimensioni perfette e palpabili, e le campagne di oggi che odorano di timo mostrano sopite grandi spazi. Masserie e case dirute emergono a perdita d’occhio come antico retaggio dei secoli ed in se conservano ancora un fascino difficilmente descrivibile ma facilmente immaginabile se ci si sforza di incastonare tali visioni nel folclore e nella tradizione.
Oggi in queste terre si può anche trascorrere un’intera giornata senza riuscire a scorgere anima viva se non qualche automobile o fuoristrada che transita di tanto in tanto in qualche trazzera interpoderale e in questa quiete si ritrova quella pace che spesso perdiamo durante le settimane trascorse nel caos della quotidianità.
Siamo nelle terre del profondo calatino e volgemmo i nostri passi alla ricerca di tracce dormienti molto antiche, di storie vissute che tanto bramano di essere raccontate seppur ormai perdute nel vento che ci accompagnò e con i suoi antichi spettri. Ai piedi di Monte Balchino, più di duemila e cinquecento anni fa esisteva una fitta foresta la cui estensione doveva giungere fino alle porte dell’attuale Palermo, questo perché il denso terreno argilloso, ricco di terra, ha da sempre fornito per migliaia e migliaia di anni quel substrato che ha permesso l’esistenza di boschi e foreste per tempi molto lunghi. Solo l’intervento dell’uomo ridimensionò un simile paradiso ed ogni popolo che qui è giunto da conquistatore ha contribuito alla trasformazione dell’originario ecosistema, tuttavia grazie alla sensibilità e alla fantasia riusciamo quasi ad avere il senso completo della magnifica estensione di quel mare di verde.

 
Gli oblii di Cozzo Pantano E-mail
Scritto da Diego Barucco   
Sabato 25 Febbraio 2012 23:05

cozzopantanoAl di là dello specchio palustre della Lysimeleia, attraverso i pantani e i rivoli sacri del Ciane, un’isola nel verde si eleva per pochi metri come uno scudo calcareo e sottile; il suo nome “Cozzo Pantano” evoca gli stagni e le paludi che un tempo qui erano diffuse, su un così ampio spazio di territorio da giungere fino al mare che da qui dista poco meno di quattro chilometri. Nonostante ormai le paludi siano state lungamente bonificate e antropizzate, non possiamo fare a meno di ricordare le vicende storiche che questi luoghi hanno visto. Qui transitava l’importante arteria stradale conosciuta come via Elorina che conduceva alle città costiere, qui passarono eserciti e si stabilirono accampamenti durante i numerosi assedi da parte dei cartaginesi, degli ateniesi e dei romani. Questi luoghi videro durante l’assedio ateniese di Siracusa nel 414 a.C., anche l’inganno architettato dal comandante Gilippo che condusse di notte l’esercito siracusano contro i fortilizi ateniesi sul Plemmyrion, mentre questi erano distratti da un attacco navale dal porto grande.

 
Santa Lucia di Mendola E-mail
Scritto da Diego Barucco   
Lunedì 10 Ottobre 2011 16:21
logAvete mai provato l’ebbrezza di calarvi all’interno di un ipogeo immerso in un’antica rovina e di ritrovarvi a scendere una galleria profonda attraverso un buio così impenetrabile, da darvi la sensazione di aver imboccato la via verso il cuore della terra? Una profondità dove la mano dell’uomo e la natura si mescono, e il tanfo umido del muschio e della melma secolare, vi investono come un sospiro gelido proveniente dall’ignoto. I malconci scalini nell’esile luce di una torcia che illumina appena lo spazio attorno a voi, vi invitano in quella tenebra che si dipana in una latebra di cui non se ne vede la fine.
Antichità remote di un passato atavico, quasi di lovecraftiana memoria, attraggano i sensi dei viaggiatori e degli esploratori; emozioni di cui ancora oggi ne avvertiamo le suggestioni ben oltre le arcane paure che attanagliano le anime più sprovvedute.
Niente di più romantico e poetico è visitare le vestigia ormai sconnesse e sepolte del monastero di Santa Lucia di Mendola nelle campagne acrensi, un tempo immerse nel bosco millenario di Baulì.
 
Il paradiso della Cunziria E-mail
Scritto da Diego Barucco   
Domenica 04 Settembre 2011 15:45
cunziriaEsiste il paradiso? Sulla terra credo di sì, anzi, ce ne sono tanti di paradisi, spesso anche molto vicini a noi, di grande estensione o molto piccoli quasi intimi. Nelle zone più interne degli Iblei ce ne sono alcuni intensi e meravigliosi soprattutto in quei luoghi risparmiati dalla mano invasiva e distruttiva dell’uomo moderno che ha purtroppo cancellato per sempre i millenari boschi di un tempo. Tuttavia se ancora oggi volessimo scovare uno scorcio di quella Sicilia paradisiaca che videro i primi coloni greci e persino le antiche popolazioni pre-elleniche, dobbiamo addentrarci nel fondo di quei luoghi che oggi chiamiamo cave, ovvero, immensi valloni carsici scavati dalle acque e dagli effetti dell’abbassamento del livello marino durante le glaciazioni degli ultimi due milioni di anni.
 
L'antica Sortino E-mail
Scritto da Diego Barucco   
Martedì 26 Aprile 2011 11:05
logL’imperterrito torrente Guccione scorre ancora in quella verde valle ai piedi della città di Sortino, lì dove le pendici meridionali, esposte al sole del sud, profumano d’arancio e d’olivo e dove nascoste spelonche nella roccia si aprono numerose e timide fra le brevi e accidentate bianche balze. Il silenzio di quel verde e il mesto gorgogliare del torrente per tutta la valle nelle tiepide giornate d’inizio primavera, immergono la mente nel pensiero dell’antica città che qui sorgeva; in questa dolce visione, a tratti traspare il passato obliato dell’inverosimile tragedia del gennaio 1693, quando le urla di terrore degli uomini risuonarono come flebile lamento nel cruento e selvaggio ruggito della terra che cedeva ai loro piedi.
 
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