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Scritto da Diego Barucco
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Martedì 22 Gennaio 2008 00:14 |
 Poderosa ed imponente, solitaria e sfuggente, queste furono improvvisamente le emozioni che si profusero in noi alla vista della Torre Xibini in quell’umido giorno d’ottobre fra le serre pachinesi. Fu una scoperta insolita, iniziata con una rigorosa ricerca a tavolino alcuni giorni prima. Per parlare della Torre Xibini bisogna risalire al 1493, una data che ben ricorda lo storico evento, per il mondo occidentale, della scoperta del continente americano avvenuta l’anno prima. A quel tempo l’isola di Sicilia era uno dei possedimenti del regno di Spagna e i nobili provenienti dalla penisola iberica si insediarono fra queste nuove terre, fondando vasti feudi la cui continuità si protrasse per diversi secoli e di cui spesso se ne possono incontrare le vestigia. Il feudo di Scibini che per difetti di trascrizione fu spesso trasformato in Xibini a causa della stretta vicinanza tra la S e la C la cui unione può dare origine ad una X, era uno di questi vasti feudi che secoli dopo fu destinato a diventare un grosso centro urbano, l’attuale paese di Pachino.
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Scritto da Diego Barucco
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Lunedì 14 Gennaio 2008 22:38 |
 Immaginate per un solo istante di trovarvi sperduti in una fitta e vasta foresta e di stare arrancando alla ricerca di una salvezza. Rumori di animali si perdono in lontananza soffocati dall’assordante fruscio degli alberi scossi dal vento; respirate quell’aria di muschio e di humus, mentre con gli occhi cercate di andare oltre quella matassa di rami e foglie verso un barlume di luce. D’improvviso sentite un assordante scricchiolio di un qualcosa che sta per spezzarsi, poi un tonfo come di albero caduto, vi riparate in un cespuglio perché più in la di fronte a voi un gruppo di uomini indigeni ha appena troncato un albero che ora portano via. Vi accingete verso di loro ed ai vostri occhi vi si aprirà un’ampia radura, un tempo foresta, e vedrete alcuni campi coltivati ed altri dove pascolano mucche e maiali. La radura è solo una piccola parte di quel territorio che termina più avanti sul bordo di una profonda scarpata verso la quale si estende una grande vallata, l’ingresso di una cava naturale.
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Scritto da Diego Barucco
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Venerdì 04 Gennaio 2008 01:00 |
 Nelle belle campagne rosolinesi, fra le alte pareti di Cava Lazzaro ha luogo una delle più importanti necropoli preistoriche della cultura castellucciana del territorio. Così come avviene anche in altri siti, la presenza di una necropoli spesso indica l'esistenza di un'antica comunità nelle vicinanze, un abitato di capanne circolari che nel caso di Cava Lazzaro oramai non è più visibile a causa del continuo sfruttamento agricolo del sovrastante pianoro dove probabilmente sorgeva.
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Scritto da Diego Barucco
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Giovedì 03 Gennaio 2008 23:31 |
 Pochi conoscono "Terravecchia", nome che in se trasfigura l'essenza di un tempo remoto come un afflato sfuggente. Qui nelle terre di Giarratana si nascondono alte colline dove sembrano affiorare casualmente frammenti di mura, talora alte ed imponenti, talora nascoste ed innumerevoli nell'erba selvaggia. Terravecchia, un nome che rieccheggia nei silenzi o nel roboare del vento che sovente soffia su queste alte colline. Terravecchia, un nome che in se nasconde una storia molto antica ed altrettanto drammatica.
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