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Reportage
La Favara delle meraviglie
Scritto da Diego Barucco   
Domenica 27 Settembre 2009 17:02
favaraNonostante la chiarezza che possediamo grazie alla ricerca e l’indagine scientifica, questo territorio ha l’innata facoltà di tenere ancora ben nascosti i suoi tantissimi segreti. Un’inesauribile ricchezza di cui ancora siamo ben lungi dal salvaguardare e sfruttare sia per lo studio della storia passata, sia per incrementare la grande valenza culturale che possa servire da stimolo ad un turismo più completo e profondo. Purtroppo qui siamo costretti a fare i conti con una mentalità che è molto lontana dal perseguire tali scopi, in quanto si ha la tendenza a favorire più i propri interessi personali, che lo sviluppo qualitativo del territorio. Non sarà in quest’occasione che ci addentreremo in un tale spinoso argomento, anche se meriterebbe tutta l’attenzione possibile, poiché ciò porterebbe a mostrare la mediocrità intellettuale di quegli uomini che reggono le fila di alcune amministrazioni locali, a differenza di coloro che invece nel loro piccolo, lavorano quasi nell’ombra e molto spesso senza alcun riconoscimento ed aiuto. Sono tali persone che rappresentano nell’intimo l’essenza di questa terra, vivendo ed amando il territorio sono portati alla valorizzazione e alla divulgazione dello stesso, spesso con grandi sacrifici personali ed economici. Quando capita di incontrarne qualcuno si è davvero molto fortunati!
 
Il Lago d'Ancipa
Scritto da Diego Barucco   
Venerdì 11 Settembre 2009 20:46
lago_dancipaE’ proprio vero, la multiformità dei paesaggi siciliani è quasi unica! Svegliandosi la mattina si può decidere se calarsi all’interno di maestosi canyon, o di provare l’ebbrezza dei paesaggi infernali di un vulcano, o le irte cime di montagne ricoperte di boschi, e tutto questo solo in poche ore di macchina!
Il grande lago d’Ancipa, s’innesta come uno specchio verde-azzurro nell’incanto degli ultimi avamposti appenninici dei Nebrodi nelle terre ennesi di Troina, creando un paesaggio che poco ricorda l’aridità delle desertiche lande interne ma che ci proietta verso un’inconsueta e cangiante sequenza di alture boscose tipiche del centro Italia. Ritrovarsi in questo inatteso quadro alla delicata luce di un sole mattutino che penetra nuvole e fitte trame di rami e foglie fino a giungere al freddo sottobosco, è come immergersi in un luogo al quale siamo poco abituati.
 
Qal’at al-far
Scritto da Diego Barucco   
Mercoledì 26 Agosto 2009 20:35
monte_catalfaroQal’at al-far, in arabo “fortezza del topo”, latinizzato e trasformato nel corso dei secoli in Catalfaro. Stiamo parlando di un monte, nell’entroterra del paesino di Mineo in provincia di Catania, costituito da una sporgenza vulcanica di rimpetto alla valle dei Margi.
Ci si domanda ancor’oggi quale sia stato il motivo perché tale monte abbia assunto proprio questo curioso nome, ma la questione perde la sua risposta nella notte dei tempi più remoti, così tanto remoti, che probabilmente non forniranno mai alcuna soluzione. A me piace pensare che la “fortezza del topo” non sia altro che un riferimento al particolare profilo che il rilievo assume se lo si guarda da una certa angolazione, per l’esattezza da nord-est, in quanto esso è suddiviso in due distinte cime: una rocca rocciosa (la testa), dal profilo irto e spigoloso ed un pianoro leggermente arcuato (il dorso), entrambi separati da una sella terrosa.
 
Un arco sul Simeto
Scritto da Diego Barucco   
Venerdì 07 Agosto 2009 10:14
pontedeisaraceniUn tumultuoso fragore nelle strette forre si spande nella campagna, lì dove le acque del torrente sono strozzate dalle taglienti pietre nere delle distese di antichissime colate basaltiche, le prime che ricoprirono l’antico golfo marinaro, che più di 500.000 anni fa si estendeva dalla base dei monti Nebrodi fino al giovane altopiano degli Iblei. Qui, il gorgoglio violento e minaccioso del fiume Simeto, da secoli scava e scolpisce le durissime pietre con assordante frastuono che echeggia fra alte e pericolose gole.
Siamo nelle terre di Adrano, nelle campagne dove abbondano estensive coltivazioni, nel punto in cui la piana di basalto è tagliata di netto dal fiume come una ferita sempre aperta, generando paesaggi dai colori verdi, rossi e neri, commistioni quali neanche il più abile dei pittori potrebbe immaginare.
 
Dentro Cozzo Guardiole
Scritto da Diego Barucco   
Venerdì 31 Luglio 2009 12:43
cozzo_guardioleSiamo a Cozzo Guardiole, una blanda altura come tante sull’altopiano Ibleo, dipinta con pennellate di muri a secco, bianchi e caldi, specie nella stagione estiva. Qui a pochi chilometri da Canicattini Bagni, una piccola stradina si diparte dalla statale akrense che collega Siracusa con Palazzolo Acreide e ci conduce dentro questo quadro secco ed arso dalla calura. Al di là del muretto, oltre la strada, scorgiamo alcune rocce sporgenti che costituiscono un piccolo sperone roccioso circondato da una folta vegetazione, mentre tutt’intorno, la terra rossa solcata dagli aratri, brilla come in un manto scuro trapuntato da bianchi sassi calcarei. Nascoste fra le sporgenze e i rovi cocenti, le rocce mostrano la mano dell’uomo aprendosi inaspettatamente attraverso insolite voragini le quali conducono all’interno di ipogei funebri di chiara foggia tardo-antica.
 
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