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La Festa dei Santi Martiri Fratelli PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Franco   
Venerdì 06 Maggio 2011 08:54
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logMito e ritualità sono due componenti di cui si impregna, da sempre, la fenomenologia religiosa. Anche la religione cristiana vanta molti riferimenti storici mantenuti, vivi dalla  tradizione popolare e che, ancor oggi, in piena post-modernità, costituiscono occasione per la celebrazione di figure sacre  fortemente radicate nelle credenze collettive. Sono opportunità  per apprezzare, non solo la ritualità religiosa, ma anche il folklore associato a tali manifestazioni e Lentini, proprio nei giorni di Maggio, ne è un degno esempio, con le celebrazioni dedicate ai patroni della città, Santi Martiri Fratelli Alfio, Filadelfo e Cirino. Nel sud Italia, le celebrazioni religiose godono ancora di una dimensione popolare intensa e partecipata che, spesso, va oltre il puro valore sacrale dell’evento e incorpora un simbolismo e una ritualità che sfiora il paganesimo.
L’iconografia associata alle celebrazioni propone, di solito, sfarzose immagini dei Santi, corredate di preziosi reliquari, che esaltano, ancor oggi, agli occhi delle masse, la ricchezza del valore simbolico  dei protettori  commemorati. L’atto di fede acquisisce, talora, una dimensione poco spirituale, per assumere una corporeità esaltata da posture, vocalità e gestualità proprie della tradizione antica, quando la festa del patrono era una festa di piazza, in generale una festa in cui manifestare e manifestarsi.
La celebrazione di Sant’Alfio non si discosta da questa impostazione. E’ molto semplice coglierne, nei giorni dedicati alla festività (9-11 Maggio), alcuni aspetti dello spirito e dell’estetica della manifestazione che più hanno impressionato, valutati e vissuti con l’occhio un po’ disincantato di chi non può penetrare sino in fondo il tessuto emotivo delle celebrazioni, prerogativa, questa, dei lentinesi. Lentini indossa, per la grande occasione, la sua veste più sfavillante, il meglio del possibile. La città si anima, si risveglia, prega e gioisce in onore dei suoi santi patroni, mettendo in risalto il maggiore dei tre fratelli martiri. Il centro di Lentini, si ammanta di odori e colori, imponente la folla dei devoti che fanno “la Via”con  “i Nuri”, devoti che per grazia o devozione, vestono solo di un pantaloncino bianco e di una fascia rossa che trasversalmente avvolge il torace. I rilucenti argenti della Reliquia del Sacro Cuore di Sant’Alfio accolgono la prima sera l’abbraccio della cittadinanza, l’affetto e la fede dei lentinesi continua, essi giungono in massa  per condividere la religiosità delle celebrazioni e per non mancare poi all’irrinunciabile appuntamento con Sant’Alfio nella notte del 10 Maggio. E’ un susseguirsi di eventi storici, di rievocazioni della tradizione e del culto. Il giorno successivo lunghe processioni si snodano per le affollate vie della città, parate a festa,  per approdare alla suggestiva uscita, in una esplosione di luci, fuochi, colori e profumi. Si celebra un rito antichissimo che, agli occhi dei lentinesi, ma anche a quelli dei numerosi turisti presenti,  mantiene inalterato il suo fascino primitivo, nonostante la modernità e la diffusione di una cultura laica ne possano limitare l’impatto emotivo. Sono trascorsi XVIII secoli dal martirio di Alfio, Filadelfo e Cirino, ma il loro sacrificio per la difesa di un ideale di purezza e di fede sino alle estreme conseguenze è sempre di straordinaria attualità,  soprattutto quando l’atto rappresenta la difesa della propria dignità contro i soprusi del potente di turno, rappresentato, in questo caso, dal governatore romano Tertullo, animato da invidia nei confronti dei tre giovinetti. Una ribellione che, a distanza di tanti secoli, fa ancora di Alfio, Filadelfo e Cirino un unico simbolo amato e venerato dai lentinesi con un tale trasporto e passione che rasenta, in alcune circostanze il fanatismo. La festa quindi inizia con lo spostamento del Capitolo e del Sacro Cuore dal Duomo di Sant’Alfio e Santa Maria La Cava verso la piccola Chiesa “della Campana”, ove si muoverà la processione con il mezzo busto reliquario scortato da migliaia di fedeli che si stringono intorno manifestandosi in un abbraccio profondo e sincero. Giorno 10 dopo la notte de “i nuri” , l’antico e baldanzoso Fercolo intarsiato e argentato, ricoperto di fiori rossi, simbolo del sangue versato dai Martiri durante il martirio, si affaccia in Piazza Duomo. La processione percorre  le strade principali della città e tocca luoghi storici del  martirio.  La partecipazione popolare è intensa e rumorosa. Orazioni, invocazioni sono lanciate a voce alta da singoli o dai gruppi di devoti, in un crescendo di rumori, urla, canti che scuotono il visitatore occasionale,  non ancora coinvolto nel misticismo incombente.  La gente di Lentini, persone comuni, giovani, bambini, anziani  seguono con trasporto l’evento. Lo vedo nei loro volti, nell’espressione quasi trasfigurata di alcuni e commossa di altri. Rilevo un anelito comune a sfiorare il Fercolo che passa, percepisco la tensione del fedele che freme dinnanzi al simbolo della propria fede, simbolo vicino e tangibile, quasi personale. Gli edifici barocchi e nascosti di Lentini fiancheggiano, come quinte teatrali, il flusso ininterrotto di pubblico solcato dalla scia dei devoti. Non vi è balcone che non sia affollato al massimo della capienza. Sfilano le bande musicali  in divisa  e le autorità cittadine che, per l’occasione, “spolverano” vecchi ricordi. La processione tocca quartieri e vie stravolte in occasione di tale evento. In piazza si aduna una innumerevole massa di persone. Penso di poter dire che vi sia tutta Lentini. Nel cielo esplode la fantasia pirotecnica dei mastri artigiani incaricati. I fuochi artificiali illuminano la piazza sottostante, in un susseguirsi incalzante di lampi assordanti  e variopinti, dove le tracce policrome solcano il buio del cielo in suggestive geometrie. Si odono i cori di stupore delle migliaia di teste rivolte all’insù. Gli occhi dei bambini brillano, affascinati dalle coinvolgenti  fantasmagorie.   Anche il viso di Sant’Alfio, illuminato dalla cascata di luce, sembra apprezzare lo spettacolo pirotecnico ideato per celebrarlo al meglio. Fanno da contorno innumerevoli bancarelle stracolme di dolciumi, candido zucchero filato,  liquirizia, profumatissimo torrone, semenze, piccoli dolci di pasta di mandorle molto zuccherate e poi i palloncini colorati che i bambini adocchiano, nonostante il frastuono circostante li stranisca un po’. Della Festa, l’ultima notte, rimane una cappa di fumo che lentamente si adagia sulla piazza e sfuma il lento diradarsi della folla stanca, aspettando a malincuore il rientro del Patrono e del chiudersi del pesante portone del Duomo.

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Commenti   

 
0 # Diego Barucco 2011-05-07 18:07
Ok, corretto.
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+1 # Correggere Autore Foto n.3 (della I fila) e Foto nEmanuele Grillo 2011-05-07 11:52
La Foto n.3 (della I fila) e la Foto n.2 (della II fila) da te utilizzate appartengono al Sottoscritto.
Ti prego di correggerlo il prima possibile, per evitare ulteriori fastidiose riprese.

Per il resto, ottimo articolo ;-)
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