 L’imperterrito torrente Guccione scorre ancora in quella verde valle ai piedi della città di Sortino, lì dove le pendici meridionali, esposte al sole del sud, profumano d’arancio e d’olivo e dove nascoste spelonche nella roccia si aprono numerose e timide fra le brevi e accidentate bianche balze. Il silenzio di quel verde e il mesto gorgogliare del torrente per tutta la valle nelle tiepide giornate d’inizio primavera, immergono la mente nel pensiero dell’antica città che qui sorgeva; in questa dolce visione, a tratti traspare il passato obliato dell’inverosimile tragedia del gennaio 1693, quando le urla di terrore degli uomini risuonarono come flebile lamento nel cruento e selvaggio ruggito della terra che cedeva ai loro piedi.
Quelle inospitali spelonche, quelle grotte oggi invase dalle verzure primaverili ai piedi della moderna città , sono testimoni diretti di uno degli eventi più drammatici della storia della Sicilia, ed è un’emozione antica quella che trasuda da questi incavi nel terreno, o dai cumuli riconoscibili di frammenti architettonici sparsi qua e là che un tempo abbellivano strade e palazzi.  Di quel vecchio borgo costruito su queste pendici, sembra non rimanere altro, tanto che per riuscire a discernere i vari elementi e ricostruire la vita che qui si svolgeva, è necessario immergersi, integrando totalmente i propri sensi con l’ambiente e scrutando ogni più insignificante dettaglio. Lentamente, con passione e dedizione, la città medievale riappare sotto i nostri occhi come un puzzle incompleto ma talmente ricco che quasi il pensiero della tragedia del sisma commuove e con il tempo non riusciamo più a separarci dal tentativo di dare voce a quelle rocce e a quegli anfratti.
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Paesaggio
Paesaggio
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Tomba castellucciana, bronzo antico
Tomba castellucciana, bronzo antico
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Tomba castellucciana, letto funebre
Tomba castellucciana, letto funebre
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Tomba del tardo bronzo, Pantalica I
Tomba del tardo bronzo, Pantalica I
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Base di torre del castello
Base di torre del castello
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Torre del castello, celle sotterranee
Torre del castello, celle sotterranee
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Torre del castello, celle sotterranee
Torre del castello, celle sotterranee
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Spianata del castello
Spianata del castello
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Ipogei del castello
Ipogei del castello
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Ipogei del castello, passaggio
Ipogei del castello, passaggio
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Fossato del lato orientale
Fossato del lato orientale
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Sorgente con cuore di Gesù
Sorgente con cuore di Gesù
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La storia dell’antica Sortino si perde nella memoria dei tempi e fonti storiche così lontane non danno possibilità di affermare con sicurezza quando questi luoghi furono abitati per la prima volta e con quale frequenza. Solo il dato archeologico fornisce vagamente dettagli di come la presenza umana fosse già presente dall’età del bronzo antico, con ritrovamenti ceramici che conducono fino all’epoca romana, mentre è dal periodo alto-medievale, durante la dominazione bizantina, che una vera e propria comunità doveva essersi insediata, forse in contemporanea con i villaggi della vicina Pantalica. E’ plausibile che con l’avvento dei normanni il borgo acquisisca maggiore identità e centralità anche per la posizione strategica che favorì persino l’impianto di un castello.
Riassumere la storia di questo abitato in poche righe è cosa ardua, così com’è arduo descriverne il vocabolario delle percezioni nel momento in cui ci si avventura alla ricerca di quelle parvenze di vita sepolta. Come descritto all’inizio, numerose grotte artificiali si aprono lungo tutto il fianco della valle ed è possibile notare come alcune di esse presentano caratteristiche differenti rispetto alle altre: nicchie e soffitti a spiovente o a gruccia caratterizzano, infatti, le antiche chiese superstiti dei vecchi rioni, perchè l’elevata pendenza del terreno spinse i costruttori a ricavare la porzione più interna nella roccia, e la parte più esterna in muratura, andata poi distrutta dal sisma. La fattura di questi particolari edifici richiama gli oratori rupestri più antichi, forse riferibili alla frequentazione bizantina del sito, così come si evince da un rapido confronto con le chiese rupestri della vicina Pantalica.
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Chiesa S. Maria del Soccorso
Chiesa S. Maria del Soccorso
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Chiesa S. Maria del Soccorso, interno
Chiesa S. Maria del Soccorso, interno
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Chiesa S. Maria del Soccorso, interno
Chiesa S. Maria del Soccorso, interno
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Chiesa S. Maria del Soccorso, interno
Chiesa S. Maria del Soccorso, interno
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Chiesa S. Leonardo
Chiesa S. Leonardo
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Chiesa S. Leonardo, abside e nicchie
Chiesa S. Leonardo, abside e nicchie
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Chiesa di S. Agata
Chiesa di S. Agata
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Chiesa di S. Agata, interno
Chiesa di S. Agata, interno
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Una sola chiesa si salvò miracolosamente dalla distruzione, sebbene oggi affetta da gravi condizioni strutturali dovuti purtroppo all’incuria. La chiesa di S. Maria del Soccorso è la più importante testimonianza dell’architettura rurale del tempo, dove, lontani dalla futura esplosione barocca della nuova Sortino post-sisma, rivela una profonda bellezza nella sua povertà ed essenzialità , amalgamandosi in quelle che erano le semplici case accatastate fra le balze e gli stretti vicoli labirintici. Possiamo ancora immaginare le processioni delle feste cultuali e tutti quegli eventi della vita religiosa che avevano un ruolo accentratore anche nei quartieri più poveri del borgo montano. Qui entriamo con qualche remora, viste le larghe e minacciose crepe che solcano le parerti e notiamo con suggestione come ancora, nonostante i secoli e gli eventi drammatici, i resti dell’altare e delle pitture resistono coraggiosamente.
Così come le chiese, anche abitazioni erano costruite adattandosi al terreno accidentato e spesso erano poggiate sulle pareti di roccia a picco, lavorate in modo da sviluppare l’abitazione in altezza e documentate dalle fonti storiche come domus palaciate. Questa tipologia abitativa era quindi una sorta di palazzina concepita per evidenti esigenze di spazio e che poteva raggiungere un’altezza di 7 o 8 metri. Oggi ciò che resta di queste particolari abitazioni lo osserviamo nelle alte pareti di roccia levigata intervallate da setti di pietra risparmiata, per separare gli ambienti interni.
Nei punti in cui la pendenza del terreno era meno pronunciata, le case comuni erano costituite da un ambiente che dava sulla strada riservato alla bottega o per svolgimento di maestranze, e da uno o più ambienti retrostanti riservati all’abitazione privata; in molti casi questi ultimi erano collocati su un livello diverso e quindi accessibili solo attraverso scale spesso ricavate nella roccia.
Salendo verso la cima dello sperone, ci attende la Villa delle Rose, un piccolo e moderno giardino che sorge dove un tempo era la piazza d’armi del castello medievale, castello collocato su una balza poco più alta, che era delimitato da una massiccia torre quadrata ad occidente, di cui si possono ancora oggi osservare le fondamenta scavate nella roccia che fungevano da celle carcerarie, e da un profondo fossato con torretta di avvistamento ad oriente. Del corpo del castello vero e proprio che aveva l’aspetto di un imponente palazzo nobiliare, non ve né più traccia se non la vasta base di roccia spianata su cui era stato edificato ed alcuni dei sotterranei ipogeici, oggi utilizzati come pagliai e magazzini dall’attuale proprietario.
Tornando a valle e continuando verso ovest lungo il corso del torrente, giungiamo in quella che è possibile considerare come l’area industriale del borgo antico, costellata da importanti concerie e frantoi ma anche da vere e proprie miniere per l’estrazione delle rocce calcaree per la produzione della calce, come le grotte Tramontana.
Al contrario dell’abitato che fu abbandonato e sfruttato come cava per la ricostruzione del paese, l’area produttiva fu restaurata e utilizzata per i successivi secoli. Le stupefacenti concerie, totalmente ricostruite in muratura nei primi del settecento, sono ancora oggi in ottime condizioni e rappresentano uno straordinario esempio da poco venuto alla luce che proietta in modo ancora più coinvolgente nelle suggestioni del passato.
Penetrare nel contesto di questa terra è come perdere completamente la cognizione del tempo ed è solo quando si esce e si ritorna alla vita di tutti i giorni che si ha l’impressione di avere aggiunto una nuova luce alla conoscenza e alla nostra emotività .  Dalle polveri del tempo, la meraviglia nel visitatore appassionato o occasionale che sia, accende e stimola a una profonda commozione.
Guidati da queste emozioni, gli eredi dei sortinesi che qui vissero, stanno pian piano riscoprendo le origini ingiustamente dimenticate e giovani dalla straordinaria volontà e spirito di sacrificio stanno riscattando, con le loro sole forze, quel passato che gli appartiene nella più profonda intimità , condividendo al contempo il loro amore e il rispetto per questa terra. L’associazione Sicilia Antica di Sortino è un caso straordinario d’impegno all’interno di una difficile realtà che ha saputo farsi strada nella valorizzazione del territorio senza compromessi o altri interessi se non quello di arricchire la comunità intera della riscoperta del proprio passato e quindi della propria identità .
Senza questo lavoro, le foto e il reportage qui presentato non sarebbero mai stati realizzati.
A loro va la dedica di quanto qui riportato con l’augurio di perseverare sempre il grande spirito d’intraprendenza ed umiltà tipici delle più grandi personalità della storia e della cultura.
Vai alla galleria corrispondente: Sortino diruta
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Commenti
Si può fare certamente di più se ognuno nel proprio piccolo contribuisse; purtroppo possiamo rinunciare già in partenza al sostegno delle amministrazioni locali per i tanti motivi che conosciamo.
Nel mio piccolo tento di presentare in modo sincero gli aspetti meno noti della terra che amo.
"Il più importante sito di foto e reportage sui luoghi più straordinari della Sicilia!" ... ma so che si potrebbe fare molto di più per conoscere e far conoscere questi luoghi!
Molte cose le conoscevo, ma così come sono esposte e commentate...so no davvero eccezionali!
Complimenti!
Magnifico
Marco
Il lavoro di sintesi è stato complicato perchè su un sito del genere ci sarebbe da dire moltissimo ma preferisco di più far parlare le foto e lasciare le parole a chi è più esperto di me. Il mio desiderio è quello di descrivere le emozioni che si percepiscono sul luogo, sperando che queste vengano percepite da chi legge e guarda, così da stimolare curiosità e fascino. Speriamo che in futuro tutta quest'area diventi un bel parco archeologico, anche se il lavoro da fare è tantissimo e lo scontro con l'ignoranza amministrativa è titanico.
Voi siete la dimostrazione di come le istituzioni e le amministrazioni siano morte e sepolte sotto l'avidità di denaro e di finta popolarità , e che la cultura e la valorizzazione del territorio siano in mano ai volontari che hanno ancora un grande senso civico. Per questo sono onorato della vostra amicizia.
Speriamo anche di portare a compimento quei progetti di cui abbiamo sempre parlato!!
Il reportage è stupendo, ho ancora i brividi.
Molto poetica l'introduzione, mi è piaciuta moltissimo.
La parte descrittiva è un piccolo capolavoro di sintesi : impeccabile.
Le foto, come sempre, sono meravigliose.
Grazie per aver reso condivisibile il lavoro svolto da SiciliAntica in questi anni.
E soprattutto grazie per aver portato dentro le case di ognuno di noi il fascino di Sortino Antica.
Attraverso questa splendida "vetrina archeologica" virtuale della Sicilia che è siciliafotograf ica ho potuto conoscere siti straordinari di cui nemmeno immaginavo l'esistenza.
Ma devo dire che questa volta ho davvero provato un'emozione unica.
Grazie e complimenti a nome di tutta SiciliAntica Sortino, il nostro impegno si rinnova sempre con entusiasmo anche grazie al lavoro e all'amicizia di persone come te.
Un caro abbraccio.
Il Presidente di SiciliAntica Sortino
Dario MinnalÃ
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