 Lì dove l’odore dall’arancio si mescola agli odori del timo e dell’origano, dove il passato sembra ancora persistere come una sottile brezza che travalica le colline degl’ultimi Iblei, la terra trasuda di secoli e le infiorescenze della storia, solitamente nascoste dalla terra in latebre, emergono dal suolo, suggestive e leggendarie. Una terra come la Sicilia, in cui le radici del passato sono così intense e profonde nel tempo, non può non essere ad ogni passo fonte di meraviglia a chi ne cerca i segreti, perché dietro un sasso o una montagna, dentro una profonda cava impenetrabile, le voci dei nostri antenati ci raccontano l’origine e la bellezza di ciò che noi siamo oggi. Eppure per percepire tali sottili suggerimenti, bisogna acquisire una certa sensibilità ed apertura d’animo, poiché non basta, il solo semplice interesse accademico per istaurare un filo conduttore che leghi in un sol nodo, tutti gli aspetti di questo angolo di pianeta, dal passato al presente e dal presente al futuro, bensì è necessaria la bruciante passione che preveda una strada non priva di sacrifici e dedizione.
E’ con tali riflessioni che un giorno ci ritrovammo innanzi a dei suggestivi, quanto rarissimi ruderi, di una basilichetta bizantina nelle terre di Palagonia, quelle stesse terre, un tempo sacre al popolo siculo di Ducezio e per le quali tanto sangue fu versato in ogni epoca. Su una breve altura nei pressi del fiume Catalfaro, i bianchi archi miracolosamente scampati a più di mille e quattrocento anni di storia, donavano una visione degna dei grandi pittori impressionisti, nostalgici visionari dell’ottocento, tanto da creare un’atmosfera del tutto irreale e anacronistica. Ciononostante uno dei più rari monumenti religiosi bizantini della Sicilia sud-orientale stava lì innanzi, bagnata da un sole tormentato da roboanti cumulonembi che ci avevano accompagnato tutto il giorno, minacciando diluvio e fiamme.
Sulla base delle osservazioni dei più eminenti studiosi, la basilichetta era costituita da una singola navata fiancheggiata da colonne con capitelli rozzamente decorati e sorreggenti arcate a sesto acuto. La caratteristica fondamentale è che essa era probabilmente aperta, cioè gli spazi fra le colonne non erano tamponati o comunque potevano essere richiudibili all’occorrenza con pannelli lignei; tale particolarità ne rende questa costruzione uno dei più rari esempi della Sicilia. Questo sistema poteva permettere la partecipazione al culto di numerosi membri della comunità che altrimenti non avrebbero avuto spazio all’interno della piccola navata. Sulla comunità cui faceva capo tale epicentro, poco è rimasto, anche a causa dei devastanti lavori di bonifica che interessarono la zona nella metà del secolo scorso e che probabilmente cancellarono le tracce dell’abitato medievale, tuttavia nella metà degl’anni quaranta, quando intorno alla chiesetta furono condotti tali lavori, emersero grandi quantità di ossa umane provenienti da una necropoli con tombe a fossa collocata intorno alla struttura. Pertanto la chiesetta ad oggi rappresenta l’unica testimonianza di una piccola comunità rurale che prima dell’avvento degli arabi, occupò questo sito, sfruttando le fertili piane alluvionali per l’agricoltura e pastorizia.
Sembrerebbe più certa, invece, la dedica del culto a San Giovanni che ivi si professava, in quanto rappresenta il toponimo dell’attuale contrada. Sebbene abbandonata da secoli, solo negl’ultimi decenni l’amministrazione di Palagonia ha compreso il valore e l’unicità di queste antiche pietre che ha provveduto a salvaguardare, creando un mini parco archeologico dedicato alla chiesetta bizantina di San Giovanni, grazie al quale è possibile vistarla senza la preoccupazione dell’abbandono; piaga che affligge oramai anche i più celebri siti della storia.
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Commenti
Per trovare la basilica di San Giovanni, basta raggiungere il cimitero di Palagonia e da li proseguire lungo la strada verso sud. Dal parcheggio del cimitero fino all'ingresso dell'area archeologica che racchiude la chiesetta, ci sono circa 1,3km.
La struttura circolare che hai visitato potrebbe essere il Pozzo Blandini, una grande costruzione, adibita all'estrazione dell'acqua con un particolare meccanismo. Tale costruzione è del XIX sec.
Si trova da quelle parti e personalmente non l'ho ancora visitato.
Ero a conoscenza delle informazioni da te riportate che ho volutamente omesso per non allugare troppo il brodo, pertanto di ringrazio per averle aggiunte, offrendo in questo modo maggiore completezza al racconto!
Complimenti per le foto.
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