 Vi è mai capitato di trovarvi su un percorso di campagna diretti verso
una precisa destinazione, magari in direzione di antiche rovine o siti
preistorici ed all’improvviso, voltandovi ai lati del sentiero, notare
in lontananza un’apertura sulle pareti rocciose che sembra essere
l’ingresso di un qualche antico ipogeo o tomba preistorica, tanto che
improvvisamente lasciate stare la destinazione iniziale per dirigervi
lì di gran fretta, ad esplorare e dipanare la curiosità che vi avvolge?
Se vi è capitata un’esperienza simile, allora potete dire di aver fatto
una “librata”! Tuttavia mi preme sottolineare che una librata non è
autentica se non c’è con noi Giuseppe Libra!
Dedicherò questo articolo al caro amico Giuseppe, in quanto, nonostante le mie continue insistenze, che oramai vanno avanti da parecchio tempo sulla possibilità di ospitare in queste umili pagine un suo articolo, sono costretto a presentare io stesso alcuni dei suoi ottimi lavori di archeologia, principalmente incentrati sulla preistoria del territorio ed in particolare dedicati a tutto l’arco dell’epoca del bronzo: dalle fasi più antiche della cultura castellucciana, fino alle ultime propaggini, verso l’età del ferro che vede l’arrivo dell’invasione e colonizzazione greca.
Con Giuseppe non ci conosciamo da molto, credo non più di un anno e mezzo, e prima che le nostre strade s’incrociassero, era a me noto attraverso i suoi scritti, in particolare la mia attenzione fu attratta sia da alcune sue interessanti scoperte, quali ad esempio le nuove decorazioni sulla celebre tomba “Orsi” a lesene di cava Lazzaro, sia per gli straordinari disegni dei prospetti monumentali e delle sezioni finemente riprodotte nei minimi dettagli che rivelavano una cura maniacale e non comune.
Il caso volle che durante un’escursione per conto del gruppo Lipu, di cui quel giorno ero guida sull’antico borgo di Terravecchia vicino Giarratana, poi miseramente fallita a causa del maltempo e dirottata alla chiesa rupestre di S. Lucia alla Mendola, un tipetto tra la folla iniziò a correggermi durante la breve spiegazione del sito, aggiungendo ulteriori particolari interessanti. Al termine dell’escursione l’amico Gregorio Chiarenza ci presentò ed appena appreso che il nome di del quel tizio era Giuseppe Libra, fu per me una piacevole scoperta!
Da allora abbiamo iniziato un bel sodalizio ed in parte, unendo le conoscenze su siti archeologici di varia natura ed in particolare dedicati alla preistoria, abbiamo affrontato molteplici esplorazioni e riscoperte di siti ormai dimenticati o addirittura mai studiati, molti dei quali sono stati protagonisti di alcuni reportage qui pubblicati.
Ho approfittato tantissimo delle vaste conoscenze di Giuseppe, poiché, visitare antiche necropoli ed altri siti archeologici affini in sua presenza, significa imparare tantissimo: l’osservazione diretta e il poter toccare con mano ciò che si è appreso in precedenza sui libri, è fondamentale per raggiungere una certa padronanza nella lettura delle architetture scritte sulle rocce millennarie. Dopo numerose escursioni non fu difficile riuscire a valutare in modo sommario le stratificazioni storiche di un determinato sito: trovarsi con una persona competente come Giuseppe, in grado di fornirci una concreta chiave di lettura, tutto diventò più chiaro e semplice, questo grazie anche alla sua grandissima disponibilità.
Riassumere in poche righe l’intero operato di ricerca è assolutamente impossibile, per cui converrà soffermarsi sulle principali scoperte, attraverso anche i lavori iconografici, certamente, di grande pregio.
La maggiorparte delle pubblicazioni in mio possesso sono edite sul libro antologico delle Timpe, le Timpe era un’associazione archeologica di studio dedicata al territorio di Rosolini oramai sciolta, la quale si sforzò notevolmente di documentare in dettaglio i molteplici aspetti storici ed archeologici del territorio, aspetti quasi dimenticati o ancora inediti.
I numerosi articoli di Giuseppe spiccano per la cura descrittiva e la meticolosità d’analisi, nonché per i già citati disegni, tra questi mi colpì molto il prospetto della Tomba “Orsi” di Cava Lazzaro , una monumentale sepoltura preistorica riferita alla cultura castellucciana del bronzo antico, caratterizzata dalla presenza di un prospetto a finte colonne decorate con bassorilievi geometrici, unica nel suo genere. La tomba fu scoperta e descritta da Paolo Orsi, (e chiamata “Orsi” in suo onore); egli annotò con meraviglia la presenza delle decorazioni che fino allora non aveva notato in nessun’altra sepoltura del periodo. Più tardi fu descritta da altri studiosi quali Bernabò Brea e Sebastiano Tusa. Nel 1997 Giuseppe Libra, in una delle sue numerose visite a Cava Lazzaro, tentò di ricercare nuove decorazioni sfuggite all’occhio dei tanti illustri studiosi del passato, è così che sul bordo superiore dell’ingresso individuò, dapprima al tatto, la presenza di una serie sei di triangoli rovesciati. Ma la cosa non finisce qui, nel 2001, infatti, un’ulteriore ispezione gli rivela nuove decorazioni a triangoli nella seconda finta colonna sulla destra dell’ingresso, completando così il prospetto di una delle più importanti tombe preistoriche presenti in Sicilia.
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Tomba a finti pilastri della Pernicella, rilievo G. Libra 2001 - Le Timpe
Tomba a finti pilastri della Pernicella, rilievo G. Libra 2001 - Le Timpe
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Grotta Lazzaro, rilievo G. Libra 1999 - Le Timpe
Grotta Lazzaro, rilievo G. Libra 1999 - Le Timpe
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Stafenna, Tomba monumentale n.5, rilievo G. Libra 2002
Stafenna, Tomba monumentale n.5, rilievo G. Libra 2002
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Stafenna, Tomba monumentale n.5
Stafenna, Tomba monumentale n.5
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Rimanendo a Cava Lazzaro, realizza anche il primo studio e il primo rilievo di dettaglio della tomba dolmenica, già individuata negli anni ’50 dallo studioso Belgiorno di Modica, una tipologia sepolcrale estremamente rara in Sicilia.
L’importanza di questa cava ricadente interamente nel territorio rosolinese si rivela dai numerosi sopralluoghi effettuati e i conseguenti studi di rilievo, tra questi la Grotta Lazzaro è uno delle più interessanti: l’interno quasi del tutto ostruito da numerosi massi deposti nei secoli dai contadini, già alla fine del ‘800, rivelò preziosi reperti preistorici riferibili al bronzo antico. L’ispezione di Giuseppe non solo ha mostrato la possibile presenza di alcuni punti in cui è ancora possibile ricostruire una stratificazione storico/archeologica, ma anche il rinvenimento di strumenti litici di epoca neolitica, i primi rinvenuti nel comune di Rosolini.
Altra notevolissima scoperta è la tomba della necropoli della Pernicella, località sempre inserita all’interno di Cava Lazzaro, si tratta di una tomba a grotticella artificiale scavata nella roccia e costituita da un prospetto monumentale a finti pilastri che si sviluppano non solo ai lati dell’apertura centrale del sepolcro ma anche sul frontone superiore.
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Stafenna, tomba a finti pilastri, rilievo G. Libra 2001 - Sicilia Archeologica 2005
Stafenna, tomba a finti pilastri, rilievo G. Libra 2001 - Sicilia Archeologica 2005
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Stafenna, tomba a finti pilastri
Stafenna, tomba a finti pilastri
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Stafenna, rilievi di tombe preistoriche, G. Libra - Sicilia Archeologica 2005
Stafenna, rilievi di tombe preistoriche, G. Libra - Sicilia Archeologica 2005
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Necropoli del Bosco della Gisira, rilievo di tomba G. Libra - Le Timpe
Necropoli del Bosco della Gisira, rilievo di tomba G. Libra - Le Timpe
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Tuttavia il più grande lavoro di studio che lo ha impegnato per parecchio tempo, è stato l’attenta e precisa descrizione della necropoli preistorica fino ad allora mai studiata, riferibile alla cultura castellucciana in contrada Stafenna. Stafenna è un’area ricadente nel comune di Noto ma situata a pochi chilometri da Rosolini. Con grande sforzo e pazienza, Giuseppe ha eseguito il rilievo di quasi tutte le tombe presenti, studiandole sotto il profilo della tipologia architettonica nei più piccoli dettagli, tra queste ha avuto l’onore di segnalarne alcune di straordinaria fattura monumentale, come la tomba denominata nello studio con il numero 5, che con le tre celle funerarie ricavate fra gli interspazi delle finte colonne è da considerarsi un unicum assoluto nel suo genere. Questo approfondito lavoro è stato poi pubblicato sulla celebre rivista Sicilia Archeologica del 2005.
Potremmo andare ancora avanti, tuttavia per ovvie ragioni di spazio, ci fermiamo qui, avvertendovi che altre future scoperte arriveranno da parte di Giuseppe, ed io posso dire di avere avuto l’onore di ammirarne alcune in anteprima, davvero straordinarie.
Ho voluto presentare in questo scritto il lavoro di questo studioso ed amico per dimostrare ciò che è in grado di poter realizzare la passione quando è correttamente guidata dall’intelligenza e come un tale connubio permetta di non avere limiti.
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Stafenna, tomba castellucciana
Stafenna, tomba castellucciana
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Stafenna, tomba con prospetto allargato
Stafenna, tomba con prospetto allargato
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Stafenna, frantoio
Stafenna, frantoio
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Stafenna, pianta del frantoio, G. Libra - Sicilia Archeologica 2005
Stafenna, pianta del frantoio, G. Libra - Sicilia Archeologica 2005
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Giuseppe Libra non è, come potrebbe sembrare, un archeologo, bensì un architetto, ciononostante, il livello della sua cultura, la profonda conoscenza del territorio e la capacità di contestualizzazione storica lo ha reso, tra gli appassionati, uno dei più grandi specialisti di archeologia preistorica in Sicilia.
Ecco quindi come le librate, introdotte all’inizio di questo articolo, non rappresentano solo uno scherzoso aspetto della sua indole che gli ho affibbiato in una delle tante escursioni realizzate insieme, ma anche una più profonda manifestazione delle due più brillanti caratteristiche che ogni studioso di qualsiasi scienza o arte deve possedere: passione e meticolosità, poiché è solo indagando là dove nessuno guarda che si nascondono le più grandi sorprese.
Bibliografia parziale di Giuseppe Libra.
Articoli pubblicati nel libro antologico “Le Timpe”, marzo 2006:
Quei sei triangoli equilateri
Identificato un dolmen a Cava Lazzaro
L’insediamento preistorico del bosco della Gisira
La Grotta Lazzaro
La necropoli di C.da Spatacinta
Castelluccio e Cava Lazzaro
Stafenna preistorica
La tomba a finti pilastri
Un insediamento della tarda età del bronzo a Cava Candelaro
La Contrada Grotticelli
Il sito preistorico di Stafenna – Sicilia Archeologica Anno XXXVIII 2005, Fascicolo 103
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