osmbanner1
Il più importante sito di foto e reportage sui luoghi più straordinari della Sicilia!
Home Reportage Nella storia Il Castelluccio di Gela
Il Castelluccio di Gela PDF Stampa E-mail
Scritto da Diego Barucco   
Lunedì 06 Ottobre 2008 23:15
ShareCondividi
2.jpgSecondo voi, è possibile stabilire una legge di natura che indichi più o meno come l’altezza dei muri sia inversamente proporzionale alla loro età?  Da un certo punto di vista il ragionamento non fa alcuna piega ed il naturale scorrere del tempo, con la lenta azione della natura, anno dopo anno sgretola facilmente  qualsiasi costruzione umana; esempio per cui muri di epoca greca, nella stragrande maggioranza dei casi, sono ridotti alla base, mentre muri di epoca medievale si ergono ancora per qualche metro. Definiremo oggi questa legge come la regola dell’abbandono e dell’incuria, almeno secondo un punto di vista attuale, in cui lo sguardo al passato avviene con l’occhio analitico della ricerca storica anche attraverso quei residui dell’antica società umana.
Tuttavia, l’esperienza ci ha insegnato che una tale regola non è sempre rispettata sia in positivo che in negativo. In senso negativo è quando interviene un evento violento naturale o umano, nel nostro caso, potrebbe essere un terremoto così come una pala meccanica, in senso positivo è invece quando, nonostante il trascorrere dei secoli e l’abbandono, il muro non si sgretola del tutto e continua a persistere. Grazie a questo secondo caso la caparbietà di certe costruzioni ci ha regalato delle assolute preziosità come ad esempio la straordinaria Trigona della Cittadella di cui abbiamo già trattato in passato.
Volgendo lo sguardo in Val di Noto non molto distanti dal confine con il Val di Mazara, un altro rudere ci è pervenuto in quasi tutto il suo splendore dell’epoca medievale, stiamo parlando del Castelluccio di Gela, un meraviglioso esempio di architettura militare della dominazione sveva, giunto attraverso mille peripezie fino ad oggi in tutta la sua rigida potenza.
Questa mirabile struttura si trova isolata fra le lande della piana di Gela verso l’interno a pochi chilometri dalla costa e su uno sperone gessoso che ne esalta ancor più l’altezza, accentuando la sensazione di dominio su quelle vaste pianure.
Riguardo alla sua storia, come spesso accade, è difficile risalire con certezza all’anno di costruzione però è assodato come la sua collocazione temporale debba essere fra la fine del 1100 e gli inizi del 1200, quindi approssimativamente in epoca sveva e pertanto aveva lo scopo primario di caposaldo a difesa del territorio nella via di comunicazione verso l’interno. Nondimeno, esso subì dei rifacimenti allo scopo di trasformazione in una residenza nobiliare, così com’è attestato dalle osservazioni sulle strutture murarie.
Sebbene i primi vagiti del castello rimangano offuscati in mancanza di più precisi documenti, sappiamo per certo che nella metà del ‘200 fu assegnato da Federico IV a Perollo de Moach come reggente dell’intero feudo e tale rimase ai suoi eredi fino alla metà del ‘300, quando sotto gli aragonesi, passò in mano di Ruggero Impanella e nel 1422, fu assegnato a Ximenes de Corella, regio coppiere. Le ultime famiglie proprietarie fino all’acquisizione del demanio furono gli Aragona Cortes di Terranova (Gela) e i Pignatelli.
Per circa duecento anni, se non di più, il castello ha iniziato a subire la lenta ed inesorabile rovina fino a quando nel 1987 la provincia di Caltanissetta si è mossa per salvarlo da futuri crolli con un massiccio restauro che ne ha parzialmente restituito la bellezza. Tali interventi hanno inoltre permesso la messa in posto di più piattaforme con scalinate allo scopo di poter accedere alla parte sommitale del monumento ai visitatori.
Purtroppo però come quasi per tutte le belle iniziative in Sicilia, il Castelluccio di Gela dopo quasi sei anni, è ripiombato nuovamente nell’oblio, l’area, infatti, è stata chiusa al pubblico con una banale motivazione riguardante la presenza di pericolose zecche, per cui la natura, approfittando di questa défaillance umana, ha ricominciato la sua inesorabile azione sgretolante aiutata amabilmente, dai vandali che nel frattempo hanno anch’essi intrapreso a distruggere ciò che era stato ricostruito.
Giungendo sul posto il castello rinnova la sua imponenza tanto da apparire, da ogni lato si guardi, sempre con un maestoso ed austero profilo dalle forti linee cadenti. Le ampie pareti sono costellate da feritoie e finestre: le feritoie ci raccontano della sua iniziale funzione difensiva, mentre le eleganti finestre, di cui una con un bell’arco, narrano il successivo utilizzo come regale residenza.
L’entrata del castello si trova su lato ovest tramite un piccolo ingresso ad arco leggermente nascosto, i buchi sulle pareti indicano ancora la presenza di una robusta porta in ferro atta a sigillare con efficacia l’intera struttura, inoltre le dimensioni ridotte di questa permettevano una migliore difendibilità in caso di attacco diretto.
Se al di fuori osserviamo una struttura dall’apparenza quasi integra, entrando si rimane un po’ delusi nel constatare che delle ampie stanze non è rimasto quasi nulla ed il castello, ad una prima impressione, sembra un immenso guscio vuoto. Il piano superiore è crollato da tempo immemore, così come quattro dei cinque grandi archi che lo sorreggevano, tuttavia, immergendoci in quell’ambiente riusciamo a cogliere dei particolari molti interessanti, uno di questi è un monumentale camino ai cui lati fanno mostra di se una serie di colonnine trecentesche in calcare bianco molto consunte. La canna fumaria che da esso si diparte, pian piano si restringe elegantemente verso l’alto, percorrendo tutta l’altezza della parete interna fino in cima.
Grazie alle scale e alle passerelle in ferro ora abbandonate, tanto da sembrare anch’esse un relitto archeologico, riusciamo a salire alla stessa quota, dove presumibilmente arrivava il primo piano. Nella torre occidentale era ricavato un ambiente accessibile tramite un ingresso sormontato da un bell’arco. Qui le tracce di un ottimo restauro si accompagnano a quelle efficaci dei vandali, i quali hanno portato alla distruzione dei vetri e a scritte sui muri.
Il percorso non sembra fermarsi a questo livello, tramite una piccola scaletta, infatti, è possibile salire ancora più in alto verso il limite superiore delle mura dal quale si può ammirare un panorama ampissimo ed avere l’intensa percezione della funzione d’avvistamento di quest’antica fortezza.
Se escludiamo con lo sguardo la vasta area industriale di Gela, in quelle terre, così come oggi, si estendevano vasti campi coltivati e il moderno rumore dei mezzi si sostituisce quasi per incanto a quello delle armature dei cavalieri o a quello di risonanti spade.
Tutto cambia, è vero, ma certe sensazioni alle volte rimangono uguali proiettandosi intorno per sottrarci anche solo per un attimo alla consueta realtà del presente. Il castelluccio di Gela è uno di questi luoghi ed i silenzi del suo isolamento accentuano ancor più quel fascino che da lontano sempre ci richiama in continue eco.

Il presente articolo divulgativo e le fotografie mostrate sono protette dalle leggi sul diritto d'autore. Consulta le norme di utilizzo.

 

Commenti   

 
0 # gelesirocco antonio nato ad heraclea 2011-08-15 19:14
felice di esserlo sopratutto poichè mi affaccio sul mar d'africa
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
0 # gelesirocco antonio nato ad heraclea 2011-08-15 19:12
felice di esserlo sopratutto poichè mi affaccio sul mar d'africa
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
0 # gelesirocco antonio nato ad heraclea 2011-08-15 19:09
felici di esserlo sopratutto per affacciarsi sul mare d'africa
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 

Aggiungi commento

La pubblicazione del commento avverrà solo dopo l'approvazione dell'amministratore.
Commenti offensivi o inneggianti alla violenza o quant'altro non attinente l'argomento di riferimento non saranno pubblicati.


Per inviare il modulo comporre l'immagine sottostante anti-spam, trascinando nella giusta posizione le singole parti della figura proposta. Grazie!
Sicilia Fotografica