Quel fatidico anno, quindi, la città di Noto subì il violento assalto vendicativo da parte dei Chiaramonte e nonostante il grande impegno del capitano e governatore Giovanni Landolina nel non cedere la città, essa fu messa a ferro e fuoco e lo stesso governatore fu giustiziato come atto esemplare.
La nostra attenzione però non sarà strettamente dedicata a Noto, bensì focalizzeremo lo sguardo più a nord-ovest in un sito molto ben conosciuto ma scarsamente frequentato, dove ritroveremo le tracce di quel momento storico drammatico ed in particolare, in modo assai indiretto, i fatti di quegl’anni.
Giovanni Landolina, dopo che le truppe di Manfredi avevano assediato Siracusa nel 1356, all’epoca in mano agli Alagona, aveva pensato di premunirsi contro eventuali attacchi alla sua città. Pertanto pensò bene di riutilizzare il sito e gli antichi resti di una fortificazione in rovina, probabilmente di epoca bizantina, posta in un luogo strategico quale il famoso colle di Castelluccio, in modo da poter controllare l’intera valle del fiume Tellaro e gli eventuali movimenti di truppe nemiche provenienti da nord.
Secondo incerte carte documentarie, Giovanni Landolina costruì a proprie spese un castello nel 1356 su quella rocca, un sito che oggi sappiamo essere fra i più importanti degli Iblei nel territorio di Noto, poiché su di esso il grande archeologo Paolo Orsi scopri e scavò l’importante
villaggio preistorico dell’antica età del bronzo che diede il nome ad un’intera cultura preistorica: la cultura di Castelluccio; non solo, ma sulla cima insistono ancora i resti, per chi è in grado di leggerli, di un santuario preistorico di quell’epoca, forse unico caso preservato in tutta l’isola, mentre sui fianchi ripidi nella vallecola sottostante, troviamo la splendida necropoli con sepolcri a grotticella artificiale con la celeberrima tomba a pilastri detta:
“Tomba del Principe”.
Come se non bastasse, sono svariate anche le testimonianze di una frequentazione in pieno periodo greco che oltre al rinvenimento nel terriccio smosso di frammenti di ceramica attica dipinta in nero, tegole arcaiche e una piccola latomia, troviamo in prossimità della necropoli del villaggio, il poco conosciuto
Heroon, un santuario greco ipogeico dov’era sepolto e venerato un eroe o una personalità importante e dove tuttora su un elemento architettonico dell’altare del defunto possiamo leggere alcune lettere greche. Insomma, il colle del Castelluccio con la sua quasi anonima foggia calcarea vi racchiude concentrate delle assolute meraviglie archeologiche molte delle quali ancora poco investigate.
Il piccolo castello trecentesco è impostato su una precedente fortezza bizantina, tuttora anonima, il cui accesso avveniva attraverso una singolare carraia scavata nella roccia dove in alcuni tratti, lungo l’asse centrale, appaiono dei solchi perpendicolari che permettevano agli zoccoli dei cavalli di avere maggior presa, soprattutto quando la superficie era bagnata dalla pioggia. Seguendo la carraia, giungiamo ad una strettoia spianata del colle che ricorda un rozzo fossato in cui dall’altra parte ci fronteggia una parete anticamente modellata e rivestita parzialmente di mattoni calcarei che con tutta probabilità doveva fornire la base per una massiccia torre quadrangolare, la quale aveva la funzione di proteggere questo punto nevralgico. La carraia continuava alla sinistra di questo bastione, lì dov’era l’ingresso al castello, caratterizzato da un’entrata con un grosso architrave naturale in pietra, oggi rotto in più punti ed in parte crollato, dal quale ci s’immetteva ad una rampa ascendente scavata nella roccia. Ai lati di questa osserviamo ancora le basi dei muri di pareti sovrastanti che sorreggevano le strutture difensive tra cui una possibile seconda torre quadrangolare a sinistra dell’ingresso, il cui accesso era consentito dalla rampa per mezzo di due gradini ricavati dalla roccia e tuttora perfettamente conservati.
Superata la rampa, accediamo al pianoro sovrastante, dove sparsi, intravvediamo cumuli di mattoni calcarei e desolazione, poco è rimasto delle aree interne del castello e tutto sembra ritornato allo stato selvaggio, tuttavia inoltrandoci in quello che doveva essere un chiostro all’aperto, troviamo disseminate le antiche tracce dei castellani.
Delle canalette scavate nella roccia ben lavorate con una risega interna, segno di una copertura delle stesse tramite piccole tegole, ci guidano lì dov’era una delle due antiche cisterne per la raccolta delle acque, cisterne probabilmente antecedenti al castello così come si evince da ulteriori canalette molto più vecchie al di sopra di rozzi ipogei.
Proseguendo sempre più all’interno del colle giungiamo ad una delle strutture meglio conservate: una muraglia alta quasi un metro e mezzo e spessa circa uno che corre lungo il margine dello sperone seguendo le irregolarità del profilo. Serie di scalini posti con continuità permettevano di salire al disopra della muraglia consentendo le ronde delle sentinelle.
Nel 1358 anche il castello fu espugnato probabilmente prima dell’attacco diretto alla città di Noto, poiché i chiaramontani, in tal modo, avrebbero evitato di essere sorpresi alle spalle dalle truppe insediate in questa rocca. Alcune fonti sostengono che Giovanni Landolina durante quegli eventi vi si trovasse al suo interno come castellano e per impedire l’avanzata del nemico verso Noto, dopo la caduta del fortilizio, fu ucciso tramite decapitazione, ma se è vero che egli era il governatore e il capitano delle truppe della città, è più logico sostenere che egli si trovasse a Noto nel tentativo di organizzare il proprio esercito per la difesa.
Soffermarsi sui dettagli impreziosisce quel poco che di questo remoto castello è rimasto: i blocchi regolari di un singolo muro, gli antichi graffiti sulle pareti ruvide segnate da colpi di scalpello, le canalette per il drenaggio delle acque, la carraia, alcuni colpi d’ascia e così via. E’ come se questi piccoli intervalli nella natura selvaggia, contengano le voci e le ansie di quell’epoca, emerse per raccontare quel momento storico in pieno passaggio fra la dominazione Angioina e quella Aragonese; echi di preziosa memoria e pietre miliari di eventi storici che hanno reso ricca di gloria la nostra regione in quei tempi d’incerte dominazioni.
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Commenti
innanzitutto grazie mille per i complimenti! Mi fa piacere sapere che questo sito web ti sia utile, in quanto il suo scopo è quello di mostrare aspetti poco noti e sconosciuti dei luoghi nostrani con un certo criterio documentativo.
Noto Antica è un sito straordinario, probabilmente uno uno dei più importanti sia a livello storico che archeologico.
Non soprende il fatto che uscendo fuori dai sentieri consueti si possano celare rovine dimenticate, in fin dei conti stiamo parlando di un'intera città che dalla distruzione del 1693 è stata abbandonata ed è quasi del tutto rimasta sotto le macerie.
Considerando che sotto i livelli rinascimentali e medievali, si trovano livelli bizantini, romani, greci e preistorici, possiamo dire che ci troviamo nelle mani un inestimabile tesoro che andrebbe pian piano indagato. Purtroppo la mancanza di fondi e in parte di mentalità (per fortuna di recente qualcosa sta cambiando) non hanno ancora permesso di estendere le indagini.
Per ora non ho scritto nulla su Noto Antica perchè sono in fase di raccolta di materiale documentario ed esplorativo. Il sito è grande e deve essere indagato a fondo. Cmq sono in programma diversi reportage.
L'idea di mostrare foto di eventi della tradizione locale mi frulla da tempo, ma al momento sono impegnato con progetti attinenti i beni culturali...mag ari in futuro chissà!
Ciao e grazie ancora!
Grazie a questo sito sto scoprendo molti posti di Noto antica che non avevo mai visto prima... Volevo comunque farvi notare una cosa, durante la mia ultima visita a Noto antica ho notato assieme alle rovine catalogate nelle foto (ma anche dalla segnaletica marrone sul sito archeologico) anche "altre" rovine senza catalogazione sparse nella boscaglia, secondo me questo sito nasconde ancora qualcosa che aspetta soltanto di essere svelato e fotografato, nonaccaso è chiamato con il nome di "Pompei medievale"...
(un piccolo consiglio, se oltre a monumenti e rovine, fotografate anche aspetti popolari della Sicilia, come festività, tradizioni popolari ecc... il vostro sito sarebbe migliore di quanto lo è già
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