Buscemi
Vi mostriamo nuove immagini che ritraggono il castello medievale di Buscemi e i ruderi del successivo monastero Requisenz di notte al chiaro di luna, un momento ed un'ora inusuale. Vai alla galleria.
Etna
Vi mostriamo le nuove foto dei crateri sommitali dell'Etna visitati nell'estate del 2012. Un luogo estremo e mutevole sul tetto della Sicilia che manifesta continue eruzioni ed eventi spettacolari. Vai alla galleria.
Scala Greca
Scala Greca comprende l'estremità nord della città di Siracusa fino al limite della balza calcarea del tavolato su cui sorge l'odierna città. Vi mostriamo nuove foto dell'antico accesso alla città. Vai alla galleria.
Documentario
Vi informiamo che è disponibile un nuovo documentario girato e montato da Fabrizio Ruggieri con testi tratti da un reportage qui pubblicato, dal titolo Terravecchia presso Giarratana. Vai alla pagina dei documentari.
Grotta Giovanna
Vi mostriamo le foto della Grotta Giovanna, un importante sito paleolitico nei pressi di Siracusa frequentato in un periodo post-glaciale intorno ai 13000 anni fa e oggi in completo stato di abbandono. Vai alla galleria.
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Culturando
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Scritto da Renata D'Agata
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Giovedì 25 Novembre 2010 17:34 |
 Voglio scattare una foto a un’opera d’arte, a un bene archeologico, posso farlo liberamente? Devo essere autorizzato? Posso farlo gratuitamente o devo riconoscere un diritto d’autore e a quale costo?
Prima di poter rispondere a queste domande, il fotografo, amatoriale e non, dovrà prendere conoscenza delle norme che regolano il “diritto d’autore” agendo poi di conseguenza.
La legge Ronchey, Testo Unico dei Beni Ambientali, Codice dei Beni Culturali e Paesaggistici, relative Circolari e interpretazioni, rendono sufficientemente articolato il quadro normativo che di seguito cercheremo di riassumere e schematizzare.
Il nostro ordinamento si basa su un principio fondamentale,il “diritto d’autore” , posto al fine di assicurare all’autore il controllo dell’utilizzazione economica dell’opera consentendogli di ottenere una partecipazione ai ricavi derivanti dall’utilizzazione stessa, e la salvaguardia degli interessi non patrimoniali connessi con l’impiego dell’opera.
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Nella storia
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Scritto da Diego Barucco
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Sabato 09 Ottobre 2010 20:36 |
Cava Baratta è una piccola e poco profonda vallecola affluente della Cava dei Molini, importante bacino idrografico a nord del territorio di Melilli. Complice la vicinanza con il mare, con le pianure alluvionali costiere e con una ricca presenza di numerose sorgenti d’acqua che un tempo solcavano queste meravigliose vallate, tutta l’area favorì una discreta colonizzazione già a partire dal bronzo antico con la nascita di piccoli e medi insediamenti preistorici, soprattutto lungo i margini delle cave. La posizione era in qualche modo strategica, sia per lo sfruttamento delle risorse del luogo che per una maggiore capacità difensiva. Si è osservato, infatti, come spesso i villaggi di questo periodo, così posizionati, sfruttavano le pianure soprastanti per l’agricoltura e il pascolo, e il fondo delle valli per l’acqua; pertanto non è per niente raro trovare lungo i fianchi ripidi di questi canyon Iblei, tombe a grotticella artificiale riferibili soprattutto al periodo nel quale si diffuse la cultura castellucciana. Spesso la diffusione era così capillare che gli insediamenti non erano raccolti in villaggi ma in agglomerati di pochissime capanne, così come è testimoniato dal rinvenimento di tombe isolate e disposte senza una connessione organica.
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Nella storia
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Scritto da Diego Barucco
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Domenica 29 Agosto 2010 23:13 |
 Le venature che solcano come verdi fitte arterie l’altopiano degli Iblei, nei periodi estivi si trasformano in isole di frescura e di pace. Queste valli, chiamate comunemente cave, sono la più ricca risorsa naturalistica di questa porzione di territorio e da millenni preservano, spesso indisturbate, particolari ecosistemi nei quali il tempo ha le stesse cadenze dei fenomeni naturali. Ma le cave hanno anche rappresentato nel tempo le vie d’accesso per l’interno ed efficaci rifugi sin dalle prime frequentazioni umane a partire dal paleolitico fino ad oggi, tant’è che non è affatto raro trovare al loro interno testimonianze appartenenti a tutte le età; in particolare la frequentazione bizantina ha lasciato le tracce più diffuse e persistenti soprattutto durante la minaccia araba che imperversò tra VI e XI sec. d.C. Grazie all’inacessibilità su lunghi tratti e alla possibilità di nascondersi in modo quasi mimetico per l’intensa vegetazione che da sempre qui trova modo di proliferare in abbondanza, i bizantini scavarono lungo le pareti a picco dei veri e propri villaggi con tanto di abitazioni sviluppate su più piani, i cosi detti “ddieri”, parola araba dal significato di “abitazione”. Tuttavia non sempre furono scopi prettamente difensivi a condurre gli abitanti degli Iblei a popolare queste verdi vallate scavando insistentemente la morbida roccia calcarea.
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Nella natura
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Scritto da Diego Barucco
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Sabato 12 Giugno 2010 17:55 |
 Migliaia di anni fa qui era l’inferno. Esplosioni immense squarciavano l’aria e rigettavano in mare nubi e detriti incandescenti, poiché in quell’immenso frastuono stava nascendo una terra, un’isola, Pantelleria. Ciò che oggi è piccolo angolo di paradiso, 200.000 anni fa un grande vulcano sottomarino, da un fondale profondo oltre 2000 metri, riuscì a raggiungere la superficie del mare, sfogando la sua forza immensa. Una nascita molto travagliata che si protrasse per i successivi 150.000 anni e che forse fu scorta dai popoli primitivi che abitavano le vicine coste tunisine. All’orizzonte alte fumate nere s’innalzavano e forse lontane eco di boati potevano essere uditi, qualora la potenza delle deflagrazioni provocava enormi squarci sulle pareti degli edifici vulcanici. Quegli eventi drammatici della nascita dell’isola di Pantelleria, sembrano orami perdersi nella notte dei tempi, sebbene oggi sorgenti termali ed emissioni di vapore, sparse un po’ ovunque, ricordino ancora quel tempo infernale.
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Nella storia
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Scritto da Diego Barucco
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Giovedì 25 Marzo 2010 00:27 |
 Riusciremo mai ad abituarci alle sorprese nelle quali ci s’imbatte tutte le volte che esploriamo una cava impenetrabile o un qualsiasi altro anfratto della nostra Sicilia? Personalmente non credo, in quanto l’emozione della riscoperta di certi luoghi così antichi e così vissuti e la meraviglia che da ciò nasce, è un sentimento ancora irrinunciabile. La miniera resta inesauribile ed una sola vita è insufficiente. Fra ognuna delle infinite anticaglie con una storia da raccontare, lo sguardo della macchina fotografica stavolta ci conduce mesta fra le terre acrensi già sature di testimonianze del passato. Qui, certi luoghi tentano ancora di resistere alle trasformazioni moderne e ci regalano a tratti visioni ancora genuine di una Sicilia, dove il presente e il passato si compenetrano in un tutt’uno.
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Nella storia
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Scritto da Diego Barucco
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Domenica 11 Luglio 2010 16:02 |
 Lì dove l’odore dall’arancio si mescola agli odori del timo e dell’origano, dove il passato sembra ancora persistere come una sottile brezza che travalica le colline degl’ultimi Iblei, la terra trasuda di secoli e le infiorescenze della storia, solitamente nascoste dalla terra in latebre, emergono dal suolo, suggestive e leggendarie. Una terra come la Sicilia, in cui le radici del passato sono così intense e profonde nel tempo, non può non essere ad ogni passo fonte di meraviglia a chi ne cerca i segreti, perché dietro un sasso o una montagna, dentro una profonda cava impenetrabile, le voci dei nostri antenati ci raccontano l’origine e la bellezza di ciò che noi siamo oggi. Eppure per percepire tali sottili suggerimenti, bisogna acquisire una certa sensibilità ed apertura d’animo, poiché non basta, il solo semplice interesse accademico per istaurare un filo conduttore che leghi in un sol nodo, tutti gli aspetti di questo angolo di pianeta, dal passato al presente e dal presente al futuro, bensì è necessaria la bruciante passione che preveda una strada non priva di sacrifici e dedizione.
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Nella storia
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Scritto da Diego Barucco
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Venerdì 23 Aprile 2010 15:57 |
 Da Siracusa, spostandoci verso sud dopo il porticciolo di Ognina, si giunge allo sbocco del fiume Cassibile, da qui risalendo il corso d’acqua arriviamo alla maestosa porta della Cava Grande del Cassibile. In alto sulla rocca di Cugno Mola, troneggia il caseggiato abbandonato del Marchese di Cassibile; la rocca è delimitata a nord dalla cava di S. Anna e più avanti dalla cava Fontanelli. In mezzo, sulle pendici del Cozzo Zagaria innumerevoli bocche nere, scavate sulle balze di roccia, guardano da millenni il mare Ionio. In una visione d’insieme, le numerose tombe della necropoli del Cassibile ricordano molto da vicino la celebre Pantalica, così come il paesaggio brullo macchiato dai bianchi calcari. Ben duemila sono le sepolture a grotticella artificiale cavate tremila anni fa da una comunità satellite della cultura di Pantalica, e che costituì un importante avamposto durante la tarda età del bronzo. Ciononostante, sono ben pochi gli abitanti di questi luoghi che ne conoscono l’importanza e persino l’esistenza.
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Fotopillole
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Scritto da Diego Barucco
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Lunedì 08 Marzo 2010 11:26 |
 Trovarsi nel posto giusto al momento giusto non è cosa facile. Eppure, ogni tanto capita, e se armati di macchina fotografica e dello spirito temerario, avremo senza dubbio la possibilità di ottenere dei buoni scatti. E’ proprio in una di queste occasioni che ho avuto la possibilità di fotografare le straordinarie sequenze di un vasto temporale che qui ho il piacere di mostrare e raccontare. La fotografia di fulmini, in modo assai spicciolo, non è una questione molto complicata, bastano pochi e semplici accorgimenti per ottenere buone immagini, semmai l’unica difficoltà è trovare la perfetta concordanza di un insieme di fattori quali: il luogo, il momento favorevole, il temporale giusto, la visuale ottimale e l a strumentazione pronta!
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Galleria Territoriale, ultimi inserimenti
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